Siamo consapevoli di cosa mangiamo? L’importanza dell’etichetta

Cos’è un’etichetta alimentare? Secondo l’articolo 1 del Reg. 1169/2011 per etichetta si intende qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore. Per farla più semplice l’etichetta non è altro che la carta d’identità dell’alimento.

Come consumatori, ignari di quello che succede durante il processo produttivo che sta a valle dell’arrivo del prodotto sugli scaffali del supermercato, non abbiamo altri metodi per ottenere informazioni su cosa stiamo per comprare se non leggere ciò che è scritto sulla confezione. Può sembrare scontato ai nostri giorni, una conquista ormai entrata nel quotidiano; ma è importante riconoscerne l’importanza e la fortuna di poter passare da semplici consumatori passivi, a veri e propri indagatori consapevoli.

A vigilare sulla veridicità che ogni produttore adempia al proprio compito di informatore trasparente c’è appunto il regolamento europeo 1169/2011 entrato in vigore nel 2014.  Lo scopo di tale innovazione è quello di tutelare ulteriormente la salute dei consumatori e assicurare un’informazione chiara e senza inganni. Il Regolamento introduce alcune importanti novità rispetto al passato. Ma per poter sfruttare questo potente mezzo è necessario conoscerlo. Ci sono delle indicazione obbligatorie per legge che non possono mai mancare su un etichetta alimentare. Vediamo quali sono:

Denominazione dell’alimento [1] in maniera chiara e comprensibile a tutti. Deve essere citato lo stato fisico del prodotto o il trattamento che ha ricevuto. Per fare degli esempi in una confezione di spaghetti deve obbligatoriamente esserci scritto “pasta di semola di grano duro”, o per la carne specificarne la tipologia come “fettine di bovino adulto”, o “latte in polvere liofilizzato”. Non deve lasciare spazio ad interpretazioni. Per i prodotti congelati prima della vendita e che sono venduti decongelati sarà obbligatorio riportare, accanto alla denominazione del prodotto, l’indicazione “decongelato”.

Elenco degli ingredienti [2] cioè di tutte le sostanze impiegate nella produzione. Una cosa da tenere bene sott’occhio è l’ordine in cui questi ingredienti sono messi. Infatti la loro disposizione, obbligatoriamente, deve essere decrescente rispetto al peso: da quello che è presene in maggiore quantità a quello presente in minore. Nel concreto questo ci è di grande aiuto per comprendere cosa effettivamente contiene il prodotto che stiamo scegliendo. Se un succo di frutta ha come primo ingrediente zucchero o acqua dovremmo preferire quelli con il maggior contenuto di frutta.

Durabilità del prodotto [3] Conoscere la differenza tra data di scadenza e TMC può essere utile per evitare che un prodotto venga gettato quando ancora commestibile, riducendo gli sprechi e quindi riducendo il quantitativo di rifiuti.

Distinguiamo due indicazioni che possiamo trovare sulla confezione del prodotto:

  • Data di scadenza: nel caso di prodotti molto deperibili, la data è preceduta dalla dicitura “Da consumare entro il” che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato.
  • Termine minimo di conservazione (TMC): nel caso di alimenti che possono essere conservati più a lungo si troverà la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro il” che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore ma può essere consumato senza rischi per la salute.

Condizioni di conservazione ed uso [4]  Le condizioni di conservazione devono essere indicate per consentire una conservazione ed un uso adeguato degli alimenti dopo l’apertura della confezione. Anche questo è un parametro importante per evitare la degradazione anticipata del prodotto e quindi ridurre gli sprechi alimentari.

Paese d’origine e luogo di provenienza [6] [7] Questa indicazione, già obbligatoria per alcuni prodotti (carni bovine, pesce, frutta e verdura, miele, olio extravergine d’oliva), viene estesa anche a carni fresche e congelate delle specie suina, ovina, caprina e avicola.

Dichiarazione nutrizionale [8] Sono obbligatorie dal 2016, ma ancora non per tutti gli alimenti, ne sono esenti integratori alimentari e le acque minerali. L’obbligo sta sulle indicazioni quali:

  •  valore energetico
  • grassi
  • acidi grassi saturi
  • carboidrati
  • zuccheri
  • proteine
  • sale

L’indicazione del valore energetico è riferita a 100 g/100 ml dell’alimento, oppure alla singola porzione. Il valore energetico è espresso come percentuale delle assunzioni di riferimento per un adulto medio ossia circa 2000 kcal al giorno. Ad esempio i dolciumi o bevande ai quali viene aggiunta la liquirizia ad una concentrazione pari o superiore a 100mg/kg o 10mg/l, riporteranno la dicitura “contiene liquirizia” subito dopo l’elenco degli ingredienti.

Codice di confezionamento [9]

Simboli indicatori di qualità [10] In questo caso troviamo la Spiga Barrata che è un simbolo di proprietà e registrato dell’AiC (Associazione Italiana Celiachia) ; universalmente riconosciuto e da la certezza di stare acquistando un prodotto verificato, controllato e certificato, essere senza Glutine. Un altro esempio è il simbolo di certificazione del biologico ; di cui parleremo più approfonditamente in un futuro articolo.

Quantità di alcuni ingredienti, [11][12] soprattutto quelli che caratterizzano quel prodotto, su cui si basa la pubblicità. Solitamente espressa in percentuale; e la quantità netta del prodotto ad esempio per gli alimento sott’olio capire il peso del prodotto una volta sgocciolato.

Allergeni Una delle novità più importanti riguarda l’indicazione degli allergeni, ovvero quelle sostanze capaci di provocare nei soggetti predisposti, uno stato di allergia. La normativa prevede che debbano essere evidenziati con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti per dimensioni, stile o colore, in modo da permettere di visualizzarne rapidamente la presenza. Anche i prodotti sfusi devono riportare obbligatoriamente l’indicazione della presenza degli allergeni che troveremo segnalata anche sui prodotti somministrati nei ristoranti, mense, bar.

Le informazioni presenti sulle confezioni che troviamo in tutti i grandi supermercati, piccoli alimentari, mercati artigianali sono tante e sono sinonimo di certificazioni, controlli e in molti casi di qualità. Conoscere e porre attenzioni a questi particolari può migliorare la nostra salute, evitando di eccedere con l’uso di prodotti così detti “spazzatura”; può ridurre gli sprechi alimentari adoperando una corretta conservazione dei prodotti e evitando di gettare prodotti ancora di ottima qualità; e nel lungo tempo se sapremo prendere delle decisioni più sostenibili possiamo andare a favorire coltivazioni e industrie con delle linee di produzione più ecologiche per il mondo. Possiamo fare la differenza.

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