Perchè mangiare frutta e verdura di stagione?

Mangiare alimenti di stagione è ormai diventato un luogo comune che il più delle volte si conclude con un grande punto interrogativo da parte del consumatore. Perché quindi dovremmo farlo? Spesso il disorientamento è dietro l’angolo, soprattutto per chi vive in città ed è più astratta la concezione di quale cibo sia di stagione e quale invece no. Si è abituati ad avere a disposizione qualsiasi alimento in ogni periodo dell’anno e proveniente da tutte le parte del mondo: dai pomodori a dicembre, agli avocado, al mango e alle banane che ormai fanno parte del nostro quotidiano. Ma perché dovremmo impegnarci a scegliere alimenti di stagione invece che farsi guidare dal marketing dei supermercati?

Dovremmo farlo sia per noi stessi che per l’ambiente. Mangiare di stagione significa prima di tutto mangiare saporito: i cibi sono più gustosi e mantengono il loro sapore naturale. Scegliendo verdure fresche e raccolte secondo la loro maturazione avremo una maggiore ricchezza di aromi e caratteristiche che invece è difficile notare in quelli conservati a lungo o provenienti dalle serre. La frutta e la verdura fuori stagione arriva nei supermercati dopo lunghi viaggi in celle frigorifere, e necessitano di più aiuto per crescere rispetto al decorso naturale di una pianta.

Quello che più nuoce all’ambiente è però il costo di trasporto e l’inquinamento che quest’ultimo produce. Secondo un’indagine Coldiretti ripresa da Adnkronos, i frutti, soprattutto quelli stranieri, sono fra gli alimenti che inquinano di più le nostre tavole sprecando energia e contribuendo all’emissione di gas ad effetto serra dovute ai lunghi tempi di trasporto prima di arrivare in Italia. L’indagine ha calcolato che:

  • un chilo di albicocche australiane viaggia per oltre sedicimila km, brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica.
  • un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica
  • un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei.

Un tir che attraversa l’Europa con pomodori esotici, le celle frigo che mantengono buone le verdure per settimane o la produzione in serre riscaldate con le temperature esterne bassissime, sono tutti combustibili fossili che vengono rilasciati nell’atmosfera. Ecco perché ridurne il consumo può far bene all’ambiente. Comunque, cambiare i cibi in tavola secondo le stagioni permette anche di diversificare in automatico l’apporto di vitamine, sali minerali e altri nutrienti di cui il tuo organismo ha bisogno. Cerchiamo il più possibile di scegliere cibi da produttori locali, o vicini; dove la filiera è corta e si ha maggiore garanzia di freschezza.

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