L’impatto dell’inquinamento da plastica sugli animali marini

Entanglement è il termine utilizzato per descrivere l’ingestione della plastica da parte degli uccelli o dei mammiferi marini. Infatti, i sacchi di plastica vengono scambiati per cibo da molte specie marine, in particolarmente da quelle che consumano meduse o calamari i quali assomigliano ai sacchi di plastica galleggianti. Sono circa 177 le specie vittime dell’inquinamento dei mari che ingeriscono spazzatura. Tale ingestione può provocare danni fisici all’esofago, blocchi dell’apparato digestivo, portare infezioni e far provare una falsa sensazione di sazietà che porta inesorabilmente alla morte per fame.

Nel 2002 una balena morta e stata ritrovata sulle coste della Normandia e in seguito all’autopsia sono stati ritrovati 800 kg di sacchi di plastica e di imballaggio. Le tartarughe marine sono molto sensibili a tutti i tipi di plastica, sacchi inclusi, proprio perché assomigliano ad una medusa, la loro preda principale. Le superfici di plastica possono inoltre accumulare sostanze contaminante come il biphenil polyclorinato (PCB) e metalli pesanti con concentrazione fino ad un milione di volte superiori a quella normalmente presente nell’acqua marina. I PCB portano a disordini riproduttivi ed ad alterazioni dei livelli ormonali con l’umento del rischio di malattie nei pesci e molluschi.

E stato dimostrato che i PCB hanno un effetto mascolinizzante delle femmine di orso polare che causano aborti spontanei ed una diminuzione di popolazione di foche. I frammenti di plastica agiscono invece come spugne per componenti pericolosi come il dichlorodiphenyldichloroethilene (DDE), il biphenil polyclorinato (PCB) e altri materiali tossici. La plastica concentra queste sostanze a livelli fino ad un milione di volte superiori a quelli normali e i frammenti causano disturbi ormonali nei pesci che li ingeriscono e negli umani che mangiano questi pesci.

L’entanglement restringe i movimenti e può portare alla morte per fame non riuscendosi più a muoversi, all’annegamento o al soffocamento; la plastica può tagliare la circolazione agli arti. Il meccanismo instaura poi un circolo vizioso: dopo la morte dell’animale per entanglement il suo corpo si decompone e gli oggetti di plastica tornano liberi di intrappolare altri animali.

Anche gli uccelli marini ne sono vittime. Infatti raccolgono la spazzatura marina come i pezzi di sacchi di plastica per costruire il loro nido: questo comporta un rischi di entanglement per gli adulti e per la prole di alcuni uccelli. Una ricerca pubblicata nel 2015, condotta da un team di ricercatori australiani e britannici, ha rilevato che fino al 90% degli uccelli marini di tutto il mondo ha residui di plastica nelle viscere. Stimando inoltre che, se il consumo di plastica continuasse al ritmo attuale, entro il 2050 il 99% degli uccelli avrà plastica al suo interno.

Il problema non affligge solo grandi animali come cetacei e tartarughe, ma riguarda anche altri organismi come plancton, cozze, ostriche e persino coralli:i sacchi di plastica possono uccidere il corallo coprendolo e soffocandolo, o bloccando la luce del sole di cui ha bisogno per sopravvivere . E il plancton sta alla base della catena alimentare dei pesci piccoli, di cui poi si nutrono i pesci più grandi e così via.

Per concludere: un recente studio ha affermato che sono 690 le specie minacciate dai rifiuti presenti in mare, di cui:

  • 17% inserite nelle liste rosse degli animali in pericolo di estinzione;
  • 92% sono messe in pericolo dalla plastica
  • 10% ha ingerito microplastiche.

I sacchetti di plastica sono il vero male? E’ necessario scegliere quale battaglia vogliamo combattere

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