Giardini fluttuanti in Bangladesh contro le alluvioni delle piogge monsoniche

Un tempo il Bangladesh era un paese quasi indipendente per ciò che riguardava la produzione agricola, nonostante, durante la stagione dei monsoni sia sempre stato periodicamente sommerso da inondazioni e correnti di maree legate ai tifoni.

Chi vive in quelle aree ha quindi sempre dovuto gestire una situazione difficile, costretti ad affrontare campi distrutti, case sfollate e una vita sospesa sull’imprevedibilità della natura. Ad oggi, complici i cambiamenti climatici, le inondazioni sono addirittura aumentate portando gli abitanti a vivere condizioni di estrema emergenza umanitaria ogni anno. È di questi giorni il report di Save the Children in cui si legge che più di 3 milioni di bambini sarebbero a rischio per le inondazioni in India, Bangladesh e Nepal.

  • Sono stati inondati 4.000 villaggi in India.
  • Più di 150 persone hanno già perso la vita, ma altre centinaia restano disperse e il numero delle vittime è pertanto destinato ad aumentare.
  • Circa 4,3 milioni di persone sono state colpite direttamente dalle alluvioni, più di un decimo della popolazione totale dello stato, tra cui 1,72 milioni di bambini
  • In Bangladesh un milione di persone, tra cui oltre 400.000 bambini, è stato colpito in maniera diretta dalle alluvioni e 17 distretti su 64, nel Paese, sono stati inondati.

In questo dramma crescente la determinazione dell’uomo ha avuto la meglio; contro le avversità ha trasformato l’imprevedibile in un’opportunità. In queste situazioni infatti è riuscito a sfruttare una tecnica antica, di origine Azteca, per sostenersi economicamente e dare nuova vita ai luoghi di sempre. Parliamo di una tecnica di coltivazione chiamata “l’agricoltura galleggiante”, dove le piante vengono fatte crescere fuori dalla terra creando un’innovazione visibilmente fuori dal comune.

Può sembrare un procedimento lungo, ma in 10/15 giorni i contadini costruiscono le superfici galleggianti prendendo materiali lungo i fiumi, i laghi e in altri bacini d’acqua arrivando addirittura ad essere molto più fertili del suolo tradizionale. Una volta completata la struttura vengono trasportate e posizionate nel posto stabilito ancorati con alcuni pali di legno per arrivare poi alla vera e propria coltivazione. Il risultato è un impianto stabile e fruttuoso che va a creare grandi campi coltivabili ad insalate, zucche, spinaci, cetrioli, pomodori, spezie.

I contadini Bangladesi si muovono tra i canali intorno alle zolle di terra galleggianti mediante piccole imbarcazioni molto leggere e comode anche per la pesca, fornendo cibo in periodi di siccità e risultando un ulteriore risorsa economica alternativa di commercio. D’inverno le isole galleggianti vengono disfatte sulla terra ferma e mescolate con il terreno per concimarlo. Essendo mobili, possono essere spostate in modo da essere utilizzate in qualunque posto da chi ha perso casa e terre a causa delle alluvioni.

I giardini fluttuanti sono un ambiente naturale che riesce nella sua semplicità a depurare le sponde di laghi e dei fiumi con la fitodepurazione, proteggendo così anche specie animali e vegetali. La tecnica è considerata un alternativa sostenibile ed ecologica che concede una produttività agricola fino a dieci volte maggiore rispetto a quella tradizionale. I benefici di questa pratica agricola permettono anche di conservare vivo l’ambiente e il paesaggio che appare sano e rigoglioso con poca manutenzione e cura; i costi sono pochi utilizzando solo risorse naturali e locali e in determinate circostanze finiscono per rappresentare l’unico metodo di coltivazione possibile malgrado le inondazioni periodiche.

Da un intervista del National Geographic alle popolazioni di questi luoghi è emerso quanto l’uomo riesca sempre ad adattarsi al meglio alle circostanze anche a dispetto della natura che cambia con gli anni.

“Sembra una giungla, ma è una foresta interamente domesticata. Nei villaggi vicini non hanno i canali, qui non abbiamo bisogno di auto o ricksaw. Io ho la mia barca, trasporto grandi quantità di riso o frutta, senza troppa fatica. Due volte la settimana vendo i miei prodotti ai commercianti, e con questo mantengo la famiglia e alcuni braccianti. Mangiamo bene, abbiamo una doccia di fronte a casa. Siamo fortunati”.

Shashoto

Shashoto vive in un villaggio percorso da un labirinto di canali, con ponti costruiti dal bambu.

“Abbiamo piante di cocco, mango, guava, amrha, chambol. Anche se eravamo poveri ce la siamo cavata e qui stiamo bene, ci siamo adattati alle inondazioni. Abbiamo un mercato di frutta e verdura sul fiume, ce la faremo”.

Shashoto

Il mercato ortofrutticolo di Pirojpur è un ambiente vivace e attivo che sta diventando una vera e propria attrazione turistica per i locali.

“Amiamo i nostri fiumi e i canali, è da lungo che abitiamo qui. Gli inverni si stanno allungando, e sto cambiando alcune colture. Dicono che in futuro ci saranno difficoltà, e quindi penso che dobbiamo prepararci e andare avanti. Non importa se avremo più inondazioni e se le maree aumenteranno”.

Giassudin

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