Gino Strada: “La guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare”.

Gino strada, fondatore e direttore esecutivo di Emergency, in occasione della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015” di Stoccolma, aveva raccontato cosa significasse essere un medico senza frontiera, ammettendo le difficoltà e la devozione nel spendere la propria vita in favore degli altri. Protagonista in prima persona di guerre atroci, come furono attuali allora, oggi le stesse parole risuonano vive e amare. In quel discorso Gino espose e rimarcò che il 90% delle vittime che vide civili, un terzo dei quali bambini. Loro pagano il prezzo della guerra: “Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare”, aveva detto.

“Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l’entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.”

“Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei Paesi sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo. Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari Paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a lasciare le loro case. In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la scelta della violenza abbia nella maggior parte dei casi portato con sé solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l’uso della violenza.”

“L’abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione” continua Gino “Possiamo chiamarla utopia, visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento. Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava utopistica. Nel XVII secolo, possedere degli schiavi era ritenuto normale, fisiologico.”

“Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l’idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell’utopia è divenuta realtà. Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà.” conclude.

Discorso completo: https://www.emergency.it/cultura-di-pace/abolire-la-guerra/

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