L’Amazzonia brucia: 73 mila i roghi e le conseguenze sono irreversibili

La foresta pluviale è un ambiente delicatissimo ricco di diversità e che sa regalare spettacolari panorami incontaminati e puri. Un patrimonio naturale da salvaguardare e proteggere che invece . Quello che , ma soprattutto la sua scomparsa è un processo irreversibile, nessun intervento di rinaturalizzazione potrà mai creare la varietà e la complessità di una foresta tropicale non violata dall’uomo. Con questo presupposto, lanciato dal WWF, gli incendi degli ultimi giorni sono il segno di un danno gravissimo al mondo intero che avrà ripercussioni serie nelle vite tutti noi.

La foresta amazzonica è la foresta pluviale più grande del mondo, con 5,5 milioni di kmq. Da sola produce circa il 20% dell’ossigeno della Terra e assorbe ogni anno circa 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Il suo ruolo nell’ecosistema mondiale è essenziale; e tutto ciò andrà a compromettere ulteriormente il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. A questo si aggiunge il rischio della perdita di habitat per 34 milioni di persone e del 10% di tutta la biodiversità mondiale; risiedono più di 40.000 specie animali e svariate piante.

Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, INPE, dall’inizio dell’anno gli incendi in Brasile sono aumentati dell’83% rispetto allo stesso periodo nel 2018. Sono stati registrati circa 73mila roghi e il 52% proprio in Amazzonia.

A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto, scrive il WWF. L’area dell’Amazzonia deforestata corrisponde a una superficie di 2.254 chilometri quadrati. In quel periodo il totale della deforestazione ha raggiunto i 6.833 chilometri quadrati. Secondo la Nasa per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica, ad agosto nello stato Amazonas hanno raggiunto i livelli più alti da 16 anni, mentre in tutta la macro regione dell’Amazzonia non erano così alti dal 2010

Quale è la causa di questo disastro disumano? La mano dell’uomo e le speculazioni che derivano dalla deforestazione. Infatti il guadagno principale deriva dall’espansione dei terreni adibiti all’agricoltura e dei campi usati per l’allevamento intensivo di bestiame. La riduzione di sorveglianza e dei controllo degli ultimi periodi, aggiunto al disinteresse delle autorità, hanno portato a questo incremento mostruoso di incendi dolosi “Quando c’è una riduzione nei controlli e nella sorveglianza, notiamo un incremento nel numero di incendi”. Le piogge quest’anno in Brasile sono state quasi assenti e ciò ha creato un ambiente favorevole per lo sviluppi di incendi.

Chiarito che gli incendi in una foresta pluviale come quella amazzonica non sono mai spontanei, l’uomo è il solo responsabile di questa catastrofe ambientale che va di pari passo con il problema del disboscamento. La deforestazione è stata in un certo senso incoraggiata anche dal presidente stesso, Jair Bolsonaro, che ha ridotto le sanzioni verso le società di produzione di legname e verso agricoltori e allevatori responsabili dei disboscamenti illegali. Questi ultimi ora starebbero appiccando numerosi incendi per ottenere quanta più terra possibile. Addirittura lo scorso 10 agosto hanno istituito il “giorno del fuoco” nella città di Novo Progreso, nello stato del Parà, uno dei nove stati che compongono la macro regione amazzonica.

“Il saccheggio dell’Amazzonia e delle sue straordinarie risorse è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d’ oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati” afferma inoltre Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia, l’organizzazione mondiale per la difesa dell’ambiente e delle specie a rischio.

Quindi il più delle volte si tratta di incendi dolosi, appiccati soprattutto dagli agricoltori per ottenere terre da coltivare e dagli allevatori per ottenere pascoli, attraverso disboscamenti illegali. Jair Bolsonaro ha dato la colpa alle organizzazioni non governative ambientaliste, accusandole di aver appiccato loro questi incendi come ritorsione nei suoi confronti per aver tagliato loro i finanziamenti pubblici.

Il Brasile non avrebbe, insomma, più mezzi sufficienti per tutelare l’ambiente forestale e per organizzare un sistema di sorveglianza milgiore. In questo mese, dopo una lotta durata settimane, i vigili del fuoco si sono dovuti arrendere di fronte all’estensione impressionante dell’incendio che ha colpito il parco statale di Tocantins che copre un’area di 158.885 ettari. Il bilancio è davvero impressionante: la zona completamente distrutta dalle fiamme è pari a ben tre volte l’intera dimensione di San Paolo.

La politica governativa brasiliane starebbe agevolando le cattive intenzioni dei criminali e facendo credere che la deforestazione e gli incendi siano una cosa ormai lecita e fattibile, molti pensano che stiano comprendo gli interessi dei potenti. Gli interessi del mercato agricolo spingono per la liberalizzazione in materia regolamentare, mentre il Governo spinge per diminuire la protezione legale della riserva forestale ed emana decreti che fanno infuriare e lasciano una spessa coltre di perplessità. 45 persone sono state uccise, infatti, in quest’anno nelle zone in questione a causa di scontri violenti, e il numero sembra destinato a salire. Il problema è molto più complicato quindi di quello che sembra, ci sono in mezzo interessi economici di forte rilievo, e in tutto questo a rimetterci è la natura e il mondo in cui viviamo.


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