Organizzazioni Non Governative: le ONG e la testimonianza dei soccorritori

Uno dei pericoli più gravi in cui si incorre in questo mondo interconnesso, basato su notizie flash e frasi d’impatto, sono le fake news. Sul web e in televisione le Ong vengono descritte appunto come i cattivi, la causa delle migrazioni, i pirati che alimenterebbero il business dell’immigrazione lungo le rotte del Mediterraneo, guadagnando quindi dalla propria attività umanitaria. Anche Matteo Salvini spaccia questa storia come la realtà dei fatti, fondandoci addirittura la campagna politica: definì le Ong “la mangiatoia dell’immigrazione clandestina”. Quindi come si finanziano davvero le Ong? Quello che è sicuro è che non c’è niente di losco e segreto.

I bilanci delle Ong, a partire dalla tedesca Sea Watch, sono pubblici e dichiarati alle agenzie delle entrate del paese di registrazione. Le organizzazioni non governative si classificano come attività senza fini di lucro, rette su donazioni private e tracciabili. Per controllare, come ha precisato lo stesso Gino Strada, fondatore e direttore esecutivo di Emergency, è sufficiente connettersi al web e sfogliare nei database delle istituzioni responsabili.

Emergency, non più presente nelle acque del Mediterraneo, offre uno spazio aggiornato delle donazioni sul suo sito. Nel 2017, l’ultimo anno disponibile, la Ong ha raccolto circa 48,2 milioni di euro : il 27,8% arriva dal 5×1000, il 22,12% da privati, donatori istituzionali esteri 17,4%, autorità pubbliche estere 14,6%. I fondi vengono spesi nei vari Paesi coperti dalla Ong, a partire da Sudan , Repubblica Centrafricana, Afghanistan, Iraq , Italia. Anche SeaWatch, l’ong tedesca finita più volte nel mirino di Salvini, diffonde online il registro delle donazioni ricevute .

Medici senza frontiere, operativa per oltre tre anni nel Mediterraneo, mette a disposizione online il suo budget annuo. Nel 2017 l’organizzazione ha raccolto una cifra complessiva di 57,9 milioni , con una quota di 10,1 milioni di euro in arrivo dal 5×1000 e il contributo di circa 291mila donatore. Sea Watch, secondo quanto dichiarato nel suo rendiconto 2018, ha contribuito a soccorrere un totale di 37mila vite dal 2018. La presunta fonte del loro business consisterebbe nell’incentivare le partenze dalla costa nordamericana per facilitare gli afflussi in Italia e altri Paesi europei. Ad oggi, però, la congettura si è rivelata infondata, ad oggi non esiste nessuna correlazione diretta fra presenza delle Ong e le partenze.

Gino strada si è anche esposto riguardo il decreto sicurezza bis approvato dal governo uscente. Si tratta di un decreto che introdurrebbe il pagamento di una multa per chi salva delle vite umane in mare.”Questa proposta è allucinante, è frutto di questo clima: siamo già dentro questa nuova forma di fascismo, che non si presenterà negli stessi termini della volta precedente ma non sarà meno dannosa”.L’uomo ha aggiunto: “Avere sempre come nemico chi sta peggio e impostare questa contraddizione sulla paura dell’altro è un modo di pensare, prima che di comportarsi, che speravo sparito nella mentalità degli europei”.

Il clima, in Italia, riguardo le migrazioni e la crisi umanitaria che sta dilagando in Libia e nei paesi vicini, è di paura. In tanti però continuano a dare i loro aiuti con estremo rispetto e cura. Uno tra tanti è Alessandro Di Benedetto, psicologo di Emergency , che a bordo del veliero Astral a supporto di Open Arms, ha ascoltato alcune delle testimonianze dei naufraghi, spiegando la situazioni con comunicati pubblici. Racconta di essere salito a bordo della nave dopo 13 giorni di viaggio e descrive le persone affrante non solo dal viaggio ma dalla situazione traumatica pre-migratoria: le torture, gli abusi sessuali ripetuti.

Tutto ciò ha portato le persone ha presentare sintomi quali flashback, dissociazione, amnesia, reazioni suicidarie per l’angoscia di dover tornare in Libia; rispetto a quell’inferno considerano meglio morire in mare. La storia che più lo ha toccato è stata quella delle donne abusate. Una di loro si è offerta per proteggere le più piccole; un uomo è stato torturato per essersi dimostrato cristiano e alla fine del massacro le sue condizioni erano talmente pessime da essere stato riconosciuto solo dai tatuaggi; una situazione agghiacciante per lui e per la moglie che adesso vive una profonda depressione.

Racconta di come gli spazi siano ristretti, promiscui e le diverse provenienze culturali vanno ad aggravare la condizione di vita ormai giunta al limite. “Le condizioni risultano insostenibili. Dopo l’evacuazione dei 27 minori ha portato a chi è rimasto a bordo una profonda tristezza con conseguenti comportamenti di chiusura, isolamento e mutismo. Depressione ma anche rabbia e agitazione con alcune donne che, quando quattro migranti si sono gettati in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto l’isola di Lampedusa, hanno reagito con attacchi di panico e profonda sofferenza chiedendosi perché questa violenza insostenibile e assurda si perpetrasse nei loro confronti. Un evento altamente traumatico a causa dell’imprevedibilità e incertezza di quello che le persone stanno vivendo. Viene così a cadere la fiducia nell’essere umano.” scrive dalla nave. Le storie sono dure e terribili, ma è necessario che si diffondano per far aprire gli occhi di fronte a questa crisi umanitaria silenziosa camuffata da paura e disprezzo per la vita.

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