Orsi polari in pericolo, 30% in meno nei prossimi 35 anni

Non è più una novità che il cambiamento climatico aumenta, senza dare scampo, il rischio di estinzione di particolari specie animali che subiscono enormi variazioni del loro habitat naturale e delle abitudini di vita. Tra le più minacciate si sa esserci l’orso polare. Oggi la popolazione di orsi polari è stimata tra i 22.000 e 31.000 individui, il 60% dei quali si trovano in Canada. Alcuni studi stimano che entro i prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orso polare esistente.

Complessivamente, la specie è in declino tanto da essere classificata come vulnerabile nella lista rossa dell’IUCN, l’Unione mondiale per la Conservazione della natura. Basti pensare che una delle maggiori popolazioni di orsi polari, diffusa tra Alaska e Canada, è calata dall’inizio dell’ultimo millennio del 40%. Per una popolazione dell’Artico settentrionale le chance di restare stabile sono maggiori perché lì i ghiacci marini sono più estesi e c’è maggiore disponibilità di prede, ma le condizioni di vita degli orsi rischia di diventare insostenibile.

Gli orsi usano il ghiaccio marino come piattaforma da cui cacciare le loro prede, tra cui le foche. A causa dei continui disgeli e congelamenti il ghiaccio risulta poco resistente e quindi aumenta la difficoltà per certi animali di procacciarsi il cibo. A scarseggiare non sono quindi le foche, ma il mezzo attraverso il quale gli orsi possono raggiungerle. Le regioni più meridionali si stanno riscaldando più in fretta rispetto a quelle più a nord, e quindi sono più soggette allo scioglimento dei ghiacci. 

Con il riscaldamento dell’oceano, dalla fine degli anni Settanta, i ghiacci si sono ritirati del 12% ogni dieci anni, con un’accelerazione a partire dal 2007. Le osservazioni mostrano che il ritiro dei ghiacci artici sta avvenendo molto più in fretta rispetto ai modelli stimati portando come conseguenza il fatto che gli orsi si trovano intrappolati su zolle di ghiaccio inaffidabili e pericolose. Nell’estate del 2007 la calotta polare artica ha perso oltre un milione di chilometri quadrati rispetto al 2005, un’area pari a sei volte la California. Le previsioni mostrano che i ghiacci che ricoprono i mari dell’Artico potrebbero scomparire già nelle estati del 2030.

Le immagini degli orsi denutriti sono un colpo allo stomaco. Animali di costituzione forte, corpulenti, ridotti a pelliccia e ossa. La malnutrizione è una causa diretta dello scioglimento dei ghiacciai. Infatti a causa delle superfici ghiacciate ridotte dall’aumento delle temperature, gli orsi sono così costretti a vivere in un territorio sempre più stretto, gli spostamenti sono sempre più complicati e pericolosi, e muoversi tra lastroni di ghiaccio spesso molto distanti rende difficile reperire cibo. Per questo quindi sono costretti a lunghi mesi di digiuno e scarso accumulo di grasso, necessario per la sopravvivenza.

Alcuni orsi polari sembrano riuscire a reagire alla perdita del ghiaccio marino adattandosi alla vita sulla terraferma, ad esempio cacciando i caribù o nutrendosi delle uova degli uccelli artici. Ma per una specie che per sopravvivere ha bisogno di cibo ricco di grassi e ad alto valore energetico, queste variazioni alla dieta potrebbero non bastare nel lungo periodo. La sequenza di foto qui sotto, mette i brividi.

La soluzione unica è ridurre le emissioni di gas serra. Gli scienziati ci avvertono che occorre fermare la crescita delle emissioni mondiali di CO2 al 2015, per riuscire a dimezzarle almeno nel 2050, riportandole attorno a 11 miliardi di tonnellate dagli attuali 26 miliardi. Nel rapporto Energy Revolution Greenpeace mostra che questo è possibile solo puntando su fonti rinnovabili rinunciando alla fonte fossile con le più alte emissioni di CO2: il carbone.

Gli orsi denutriti risultano inoltre meno ‘efficaci’ nella riproduzione; nelle femmine si riduce la capacità di dare il giusto nutrimento ai cuccioli non avendo immagazzinato abbastanza grasso. Anche la presenza di alcune sostanze tossiche nel corpo degli orsi ingerite con la catena alimentare, producono in questi animali una bassa concentrazione di vitamine, ormoni e anticorpi. Questo si riflette su molte funzioni fisiologiche come la crescita, la riproduzione e la possibilità di resistere a batteri e virus. In alcune zone il latte delle femmine di orso polare contiene una concentrazione particolarmente alta di queste sostanze. In questo modo il latte avvelena i cuccioli riducendo le loro possibilità di sopravvivenza in un ambiente già tanto difficile.

La scomparsa dell’habitat e la possibilità di trovare cibo, portano questo predatore ad avvicinarsi anche ai centri abitati dall’uomo, mettendo a rischio la sua vita e la sicurezza delle comunità. In Russia circa cinquanta orsi polari hanno invaso il villaggio di Belushya Guba, nell’arcipelago di Novaya Zemlya, costringendo le autorità locali a dichiarare lo stato di emergenza.

La Giornata Mondiale dell’orso polare si celebra il 27 febbraio di ogni anno, e per il Wwf è l’occasione di raccontare e valorizzare il lavoro delle squadre che aiutano gli orsi polari ed esseri umani a vivere in spazi sempre più vicini, garantendo la sicurezza e la sopravvivenza di entrambi.

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