Strage a Mogadiscio: il bilancio è di 92 morti e più di 120 feriti

La mattina del 28 dicembre 2019, Mogadiscio, capitale della Somalia, è stato teatro di un attacco terroristico che ha portato il più alto numero di vittime degli ultimi anni.

Un camion-bomba con alla guida un attentatore suicida si è fatto esplodere in un affollato incrocio del sobborgo causando, fino adesso, 92 vittime (quattro straniere) e oltre 120 feriti. Il bilancio è soltanto provvisorio. L’esplosione è risultata infatti devastante, lanciando schegge e frammenti per un raggio di decine e decine di metri.

Il numero delle vittime comprende anche molti studenti universitari, donne e bambini.

“L’area era piena di gente che andava a scuola o faceva compere quando l’attacco orribile è avvenuto”.

Il portavoce del governo Mukhtar Omar

Ancora nessuno ha rivendicato l’attacco, anche se sembra essere di matrice jihadista, in particolare legato ad estremisti islamici di al Shabaab. Tale gruppo colpisce regolarmente la Somalia; era stato cacciato dalla capitale nel 2011 ma controlla ancora alcune zone rurali.

Ma di chi parliamo quando diciamo Jihadisti? Per Jihādismo si intende un fenomeno terroristico armato che invoca il principio-dovere islamico del jihād, basato sul pensiero del fondamentalismo islamico per cui la vita ha come intento lo sforzo al miglioramento del credente e la guerra condotta per la causa di Dio, ossia per l’espansione dell’islam al di fuori dei confini del mondo musulmano.

Si sa che la religione islamica si divide da sempre in due principali dottrine: quello dei sunniti e quello degli sciiti. Alla morte di Maometto alcuni fedeli pensavano che l’eredità religiosa e politica dovesse andare ad Abu Bakr, amico e padre della moglie di Maometto e da loro derivano gli odierni sunniti, il ramo più grande dell’Islam ( 85% del totale); una minoranza invece credeva che il successore dovesse essere un consanguineo del profeta, e questi sono gli attuali sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che negli ultimi decenni si è mischiata a vicende politiche locali, diventando sempre più rilevante per decidere e comprendere guerre, alleanze e interessi.

Basti pensare alla Siria che risulta ad oggi un paese a maggioranza sunnita ma fino a pochi anni fa era governata dalla famiglia Assad e da un giro di potenti funzionari sciiti. Dal 1979 al 2003 invece l’Iraq, la cui popolazione è a maggioranza sciita, è stato dominato da Saddam Hussein, legatissimo a potentati locali sunniti.

La differenza ideologica, che risale alle origine della loro religione, ha portato i sunniti ad accusare gli sciiti di eresia e gli sciiti ad accusare i sunniti di avere dato vita a sette estreme. Oggi possiamo dire che i paesi a maggioranza sciita sono solamente Iran, Iraq e Bahrein, mentre il resto dei paesi islamici è a maggioranza sunnita. Lo Stato islamico e le varie incarnazioni di Al Qaeda rappresentano comunque una minaccia più che altro per le minoranze musulmane non sunnite del Medio Oriente e per quei musulmani sunniti con valori diversi da quelli degli estremisti.

Per tornare a noi, il jihādismo ha una precisa matrice sunnita. La maggior parte degli attentati rivendicati dagli Shabaab sono stati quelli che hanno colpito zone frequentate da agenti stranieri o con obiettivi percepiti come nemici, quali forze di sicurezza. Oggi invece, in Somalia, sono morte soprattutto decine di civili musulmani, colpendo in maniera indiscriminata sia civili che istituzioni.

Quali sono stati i veri motivi che hanno portato all’aumento dei dazi doganali di Trump?

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