I conflitti mondiali più importanti del 2019

Il 2019 è agli sgoccioli; presto si chiuderà il secondo decennio di un epoca ricca di cambiamenti ed innovazioni tecnologiche che però non hanno cancellato tensioni e guerre che purtroppo continueranno ancora nel nuovo anno. Non sono bastati l’avvento di internet e delle nuove forme di comunicazione per placare anni di conflitti e l’aspirazione alla supremazia sull’altro.

In Europa è in sospeso la questione Ucraina, e la vicina Tunisia non lascia ben sperare. Se in Sudamerica preoccupa il caos del Venezuela in Asia e in Africa sono ancora troppe le guerre in corso.

1. Birmania

Protagonisti di questo conflitto silenzioso sono i Rohingya, una minoranza musulmana proveniente dal vicino Bangladesh, e i Kachin, una minoranza cristiana. Disaccordi che proseguono da decenni, tanto da arrivare ad essere definita la guerra più lunga al mondo. Due anni fa fu messo in scena il più sanguinoso degli scontri volto all’eradicazione dei Rohingya dalle aree sud-occidentali del Myanmar dove risiedono da più di dieci secoli: le vittime ammontarono ad oltre 6.000 civili uccisi con pratiche barbare.

Oltre 600.000 Rohingya invece riuscirono a scappare trovando rifugio al di là della frontiera fra il Myanmar e il Bangladesh, conducendo al collasso i campi profughi allestiti dal governo di Dhaka.

L’esercito centrale del paese è opposto alle varie milizie ribelli in lotta per l’indipendenza, tutto ciò ha portato ad un alto numero di sfollati definendola una pericolosa catastrofe umanitaria. Nel mezzo poi ci sono anche il controllo di preziosi giacimenti e, nonostante i proclami del governo del Myanmar sull’allentamento delle discriminazioni nei loro confronti, l’esodo dei Rohingya verso il Bangladesh continua. Ad oggi, in 700.000 hanno attraversato il fiume Naf per passare il confine.

2. Burkina Faso

Oltre alla povertà che affligge il paese da sempre, le proteste della popolazione dilagano con lotte contro il governo e proteste per l’aumento del prezzo del carburante arrivato a 12%. Le camicie rosse, come sono stai rinominati, non sembrano arrestare la lotta per le loro cause. L’altra grande problematica è però quella rappresentata dai gruppi jihadisti, presenti soprattutto nel Nord del paese dove controllerebbero alcune zone causando frequenti e sanguinosi attentati.

3. Iran

Le conseguenze della mano di Donald Trump si riflettono ovunque. Abbandonato l’accordo sul nucleare con l’Iran e introducendo nuove sanzioni verso i paesi che non prendono le distanze da Teheran, il presidente americano ha ulteriormente smosso gli equilibri geopolitici ed economici globali, riaccendendo lo scontro tra Teheran e Washington tanto da arrivare a sfiorare un attacco militare statunitense.

Oltre a questo fronte fortunatamente per adesso solo politico, ci sono anche gli scontri interni tra l’esercito israeliano e alcune milizie iraniane presenti in Siria a sostegno dell’esercito fedele ad Assad.

4. Libia

Tale guerra era attesa da tempo e si è scatenata con l’offensiva dell’ aprile 2019, da parte del Generale Khalifa Haftar per la conquista di Tripoli e della Libia. Un’offensiva che sta coinvolgendo nazioni di tutto il mondo, schieratesi a seconda dei propri interessi economici e politici o con il Generale Haftar o con Al Sarraj il capo del Governo di Unità nazionale, riconosciuto dall’ONU e dall’Unione Europea.

La Turchia si è schierata dalla parte di Al Sarraj, mentre la Russia di Putin si è affiancata al Generale Haftar. Una situazione di importanza internazionale. In Libia sono note anche il traffico di uomini, le segregazioni e torture che hanno prodotto un forte flusso migratorio verso l’Europa.

5. Pakistan

Tra Pakistan e India il conflitto va avanti da decenni e essendo entrambe potenze nucleari, la situazione rimane delicata: i recenti test missilistici di New Delhi hanno riacceso fortemente le tensioni, inasprendo ulteriormente i rapporti tra i due paesi.

Sul fronte interno poi troviamo molti gruppi di estremismo islamico che mettono in atto numerosi attentati terroristici e continui scontri lungo le zone di confine.

6. Repubblica Centrafricana

Dal 2012 è in corso una cruenta guerra civile: in lotta ci sono il governo centrale appoggiato dall’Europa e da diversi altri paesi africani e i ribelli Anti-balaka, miliziani cristiani autori di diversi massacri nei confronti delle popolazioni musulmane.

In questa foto si può vedere un cristiano Anti Balaka attaccare la proprietà musulmana nel PK 13, alla periferia di Bangui, dopo la caduta del governo musulmano Seleka e la fuga dei musulmani nell’area. La comunità cristiana si sta vendicando per i mesi del duro governo musulmano Seleka, cercando di distruggere e saccheggiare tutto nei distretti musulmani. Ci sono pochissimi musulmani rimasti a Bangui e ancora meno nelle città periferiche a nord-ovest di Bangui mentre la popolazione cristiana prende di mira tutte le comunità musulmane, uccidendo, bruciando e saccheggiando.Una situazione questa dove al momento non si vede una via d’uscita diplomatica. Il bilancio di questi anni di conflitto parla di un numero imprecisato di morti, parecchie migliaia secondo alcune stime, e oltre 1 milione di persone tra rifugiati e sfollati.

7. Sudan del Sud

Anche in questo paese africano dilaga la povertà. La guerra civile sembra essere scoppiata nel dicembre 2013 tra due etnie in lotta per il controllo politico e conclusa lo scorso giugno dopo cinque anni di scontri e oltre mezzo milione di sfollati.

Il trattato di pace firmato ad Addis Abeba però sembrerebbe essere molto fragile, tanto che la tregua potrebbe non reggere a lungo.

8. Tunisia

Durante la cosiddetta Primavera Araba, nome usato per definire le proteste e le agitazioni cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, si è consumata anche la Rivoluzione dei Gelsomini, che ha portato in quegli anni la caduta del vecchio regime in Tunisia con la nascita di un nuovo governo di coalizione dopo delle elezioni.

Adesso però il paese sembrerebbe essere di nuovo nel caos, tra una forte crisi economica e i problemi portati dalle formazioni estremiste islamiche, tanto che nel 2018 sono stati tanti i migranti sbarcati nel nostro paese provenienti dalla Tunisia.

9. Ucraina

Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, anche la regione ucraina del Donbass è in lotta con il governo di Kiev per l’indipendenza, supportata da milizie russe. Il conflitto dura ormai da 5 anni e oltre le vittime, circa 13.000 in totale, a spaventare sono le possibili conseguenze politiche internazionali.

Le nuove tensioni tra i due paesi nello stretto di Kerch si vanno a iscrivere in un periodo molto delicato: le elezioni presidenziali in Ucraina che hanno visto la vittoria dell’ex comico Volodymyr Zelensky. Malgrado i recentissimi sforzi di Francia e Germania di riportare al tavolo del dialogo russi e ucraini lo scorso 9 dicembre a Parigi, la fine sembra lontana.

Infatti il conflitto si lega ad importanti risvolti strategici nella regione, fra i quali il consolidamento del ruolo della Russia nella regione, le relazioni fra Russia, Ucraina e Unione Europea, la posizione della NATO ai confini della Russia ed infine il passaggio del gas russo attraverso l’Ucraina per l’approvvigionamento dell’Europa.

10. Venezuela

Il Venezuela è dilaniato da una forte crisi economica con una inflazione altissima. All’attuale presidente Nicolas Maduro, supportato dalla Russia, si è ora opposto l’autoproclamato Juan Guaidó che gode dell’appoggio occidentale. Nel mezzo ci sono le proteste di piazza represse nel sangue dall’esercito ancora fedele a Maduro.

11. Yemen

Dal 2015 va avanti lo scontro tra le forze ribelli Huthi, appoggiate dall’Iran, e la coalizione guidata dall’Arabia Saudita che ha provocato quasi 20.000 morti e oltre 3 milioni di sfollati. La situazione della popolazione presente nei territori controllati dagli Huthi è drammatica, sono infatti martoriati oltre che dalle bombe anche dalla fame e da epidemie di colera.

La guerra è in corso da più di cinque anni e attualmente sembrano pochi gli spiragli per una mediazione diplomatica. Questo perché in mezzo c’è il controllo del territorio che risulta essere il punto più strategico della Penisola arabica. E’ da quel passaggio infatti che ogni giorno transitano quantità enormi di petrolio e merci.

 12. Siria

Iniziata con le Primavere arabe del 2010, dura ormai da otto anni la guerra in Siria, divenuta anche lotta al terrorismo e all’ISIS. Tutto ciò ha riportato l’attenzione alle popolazioni curde, le quali si trovano senza uno Stato e sparse in quattro Paesi e sotto attacco dell’esercito turco durante lo scorso mese di ottobre.

Un intervento militare condannato dalla maggior parte degli alleati occidentali nella NATO, ma effettuato con il consenso degli Stati Uniti.

La strada verso la pace e il benessere del mondo è ancora lontana.

Strage a Mogadiscio: il bilancio è di 92 morti e più di 120 feriti

Related

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Latest posts

Cosa sta succedendo in Australia? 50 mila km bruciati e 90 gli incendi nello stato

Nel Nuovo Galles del Sud gli incendi vanno avanti da 4 mesi e adesso è stato dichiarato lo stato di emergenza, come...

I conflitti mondiali più importanti del 2019

Il 2019 è agli sgoccioli; presto si chiuderà il secondo decennio di un epoca ricca di cambiamenti ed innovazioni tecnologiche che però...

Strage a Mogadiscio: il bilancio è di 92 morti e più di 120 feriti

La mattina del 28 dicembre 2019, Mogadiscio, capitale della Somalia, è stato teatro di un attacco terroristico che ha portato il più...

Categories